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Dylan Dog, l'horror, il cinema e tutto ciò che ruota attorno all'universo dell'Indagatore dell'Incubo!
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lunedì 22 aprile 2013

Recensione Dylan Dog Color Fest n°10 (aprile 2013)


DYLAN DOG COLOR FEST n°10

I° storia: "ADDIO, GROUCHO"
soggetto e sceneggiatura: Alessandro Bilotta
disegni e colorazione: Paolo Martinello
II° storia: "LA BANDA MACULATA"
soggetto e sceneggiatura: Antonio Serra
disegni: Alessandro Bignamini
colorazione: Overdrive Studio
III° storia: "I GIORNI OSCURI"
soggetto e sceneggiatura: Chiara Caccivio
disegni: Gianluca & Raul Cestaro
colorazione: Overdrive Studio
IV° storia: "DOPPIA IDENTITA'"
soggetto e sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
disegni: Luca Raimondo
colorazione: Overdrive Studio

copertina: Davide De Cubelis

FINALMENTE!!!
E' doppio questo mio "finalmente" di stamattina....il primo l'ho esclamato nel momento in cui ho visto la splendida copertina di Davide De Cubelis fare capolino nelle edicole della mia città.
Il secondo "finalmente", ben più importante e sperato, è uscito dalla mia bocca, ma anche e soprattutto dal mio cuore, una volta arrivato a fine lettura, in quel momento fondamentale in cui si arriva alla chiusura dell'albo che tanto attendevamo di poter leggere e formuliamo il primissimo pensiero su ciò che abbiamo appena letto, pensiero con cui verrà indelebilmente bollato quell'albo nella nostra memoria. 
E il mio personalissimo "primo pensiero" su questo decimo Color Fest è stato:
"CAPOLAVORO"

Era ora!
Questo 2013 dylandoghiano ci stava dando in pasto troppi frutti decisamente amari, dopo una bella annata come quella passata nel 2012 (che ci ha regalato un capolavoro assoluto del quale ho già abbondantemente parlato QUI, e diverse altre ottime storie); serviva assolutamente una boccata di ossigeno che ridesse linfa vitale all'Indagatore dell'Incubo (unica grande gioia di quest'anno, per ora, era stata le bella iniziativa di Repubblica e L'Espresso con la Collezione Storica a Colori, che mi sta facendo rivivere i primi anni della creatura di Tiziano Sclavi in una nuova veste colorata).
Finalmente sono arrivati Alessandro Bilotta e (soprattutto) Chiara Caccivio, coadiuvati dai relativi disegnatori delle loro storie, Paolo Martinello e i fratelli Cestaro, a dare uno scossone al torpore che da mesi imperava.
Si, perchè tra questi 4 piccoli racconti sono proprio "Addio, Groucho" e "I giorni oscuri" a trascinare nell'olimpo l'intera pubblicazione, mentre le restanti due, "La banda maculata" e "Doppia identità" fanno da sparring partner, con due trame tutto sommato carine e simpatiche, ma che, con tutta onestà, non entusiasmano oltre modo.
Certo, se anche queste fossero state dei gioielli come le altre due, beh, forse avremmo preteso davvero troppo.....ma comunque già così basta e avanza, e dopotutto nessuna delle due scende sotto la sufficienza, quindi c'è di che gioire.

Ora vado ad analizzare le singole storie, ma vi avverto: ci saranno degli enormi SPOILER su trame e finali, quindi se ancora non avete letto le storie, vi sconsiglio caldamente di leggere!

sabato 9 marzo 2013

Vota il miglior DYLAN DOG tra i primi 100 numeri!


IL SONDAGGIO LO TROVATE SULLA PAGINA FACEBOOK DEDICATA


(in fondo al post troverete i risultati con i vincitori round dopo round!)

Il più grande fenomeno di costume del fumetto italiano degli ultimi trent'anni, secondo solo a Tex in tutta la storia dei comics di casa nostra, punta di diamante, insieme ad Aquila della Notte, del colosso Sergio Bonelli Editore
Uno dei fumetti più amati, seguiti, discussi, studiati, analizzati e quant'altro ancora di possibile.
Il primo, vero grande incrocio riuscito tra fumetto d'autore e fumetto popolare.
E, in ultima analisi, la mia più grande passione in assoluto, dopo 21 anni di ininterrotto amore.
Ecco perché ho deciso di provare a lanciare da questo mio personale spazio una specie di "referendum" per decretare quale sia, secondo lo sterminato popolo di Dylandoghiani sparsi per tutta la penisola (e anche oltre), il miglior albo in assoluto di tutta la serie, partendo dalla prima centinaia (e proprio adesso che la serie di Dylan sta vivendo l'ennesima glorificazione: la Collezione Storia a Colori in allegato a L'Espresso e Repubblica, che ripropone in rigoroso ordine cronologico tutta la serie regolare di Dylan a partire dal mitico numero 1, a tre storie alla volta per ogni volume!)
Di questi sondaggi ne sono già stati fatti a decine nei vari siti e forum dedicati al personaggio (primo fra tutti CravenRoad7, di cui sono un assiduo frequentatore), quindi la domanda immediata che sorge spontanea è: PERCHE' FARLO?
Beh, la prima ed unica risposta spontanea che mi viene da dare è: ......PERCHE' NO?!

lunedì 28 gennaio 2013

Dylan Dog sbarca a colori su Repubblica e l'Espresso



Ebbene sì, finalmente dopo i grandi successi di Tex e Zagor, anche l'Indagatore dell'Incubo, altro grande cavallo di battaglia della Sergio Bonelli Editore nonchè mio fumetto preferito in assoluto, potrà godere della glorificazione di una sua Collezione Storica a Colori, distribuita settimanalmente dal quotidiano La Repubblica e il settimanale L'Espresso, una collana che raccoglierà 3 storie alla volta della serie ripartendo dal numero 1 ed impreziosita dalle copertine inedite ad opera di uno dei disegnatori più apprezzati della testata: Bruno Brindisi.
Dopo i trionfi in tecnicolor di Aquila della Notte e dello Spirito con la Scure, verranno ripercorse tutte le prime, mitiche avventure (in quella che di fatto sarà una vera e propria QUINTA ristampa della serie!) di uno dei più grandi fenomeni editoriali e culturali qual è stato Dylan Dog
Nel primo numero poi, ci sarà anche una esclusiva intervista al "padre" di Dylan, quel Tiziano Sclavi venerato ed osannato da milioni di lettori e che da diversi anni ormai pare aver abbandonato definitivamente la sua "creatura" più popolare....


Dunque, dal 21 febbraio sorgerà di nuovo nelle edicole, in veste colorata, quell'ALBA DEI MORTI VIVENTI che diede inizio alla leggenda di Dylan Dog! E non mancheranno, di giovedì in giovedì, lo zio Jack  di Whitechapel redivivo, i lupi mannari della Foresta Nera, il fantasma di una ragazza ancora viva, la follia omicida che investe tutta Londra, una diavolessa a cui è impossibile resistere, una Zona dove il tempo si è fermato, un mostro tornato dal passato, gli orrori dallo spazio profondo, la Morte dietro lo specchio.......................

Come resistere?!?


CLICCANDO QUI troverete tutte le informazioni su questa nuova collana, compresa anche la preziosa intervista a Tiziano Sclavi!


mercoledì 28 novembre 2012

Recensione Dylan Dog n°315 "La legione degli scheletri"


DYLAN DOG n° 315
"LA LEGIONE DEGLI SCHELETRI"
soggetto, sceneggiatura, disegni e copertina: Angelo Stano

Lo ammetto: ero un pò scettico sull'idea di Angelo Stano autore completo. 
Era affascinante l'idea di vedere per la prima volta nella storia di Dylan Dog un albo che portasse un'unica firma in tutta la sua totalità, dalla copertina, alla sceneggiatura fino ai disegni, ma non sapevo proprio cosa aspettarmi... 
Però ci tengo a precisare che il mio non era uno scetticismo con ragione di causa, non lo basavo sull'effettivo valore che Stano poteva avere come scrittore (come disegnatore non importa neanche pensarci, è da sempre il miglior interprete visivo del personaggio, e credo lo rimarrà in eterno!), non avendo mai letto niente prima d'ora che portasse la sua firma; era più che altro una specie di presentimento (lo vogliamo chiamare quinto senso e mezzo?!?), partivo prevenuto senza alcun logico motivo.

Fortunatamente, il nostro Angelo preferito mi ha dimostrato l'esatto contrario di quanto mi aspettassi!
Obbiettivamente capisco anche le perplessità di quelli che invece sono rimasti un pò incerti sull'effettivo valore di questa storia, comprendo che ci siano alcuni passaggi che possono lasciare un pò così, diciamo "sfasati", con sequenze che in un primissimo momento possono apparire banali e poco "alla Dylan Dog".
Niente di più sbagliato!
Ok, non avrà la genialità del Tiziano Sclavi di una volta, quello che passava da "Memorie dall'invisibile" a "La casa degli uomini perduti", passando per "Dopo mezzanotte" o "Storia di Nessuno" con una disinvoltura disarmante (ma quella, ahimè, nessuno ce l'ha mai avuta e probabilmente nessuno ce l'avrà mai, forse nemmeno Sclavi stesso...);
non avrà la carica emotiva della miglior Paola Barbato (che fa godere alcuni e storcere il naso ai "puristi"), autrice che ha mantenuto a galla Dylan negli anni più bui;
non avrà l'istrionismo e la tamarraggine del RRobe o la poetica di Michele Medda, i due outsider di lusso che ci hanno regalato piccoli capolavori;
senza tralasciare Fabrizio Accatino, autore di pochissime perle nel corso degli anni, ma che hanno lasciato un segno profondo (in particolare l'ultima sua prova pubblicata quest'anno, di cui ho già parlato, "L'assassino della porta accanto");
Però.......Angelo Stano scrive un "Dylan Dog".
Quello vero, intendo. Quello che invochiamo da anni, quello che ci passavamo di banco in banco quando eravamo ragazzini degli anni novanta.
E ci mette dentro un pò tutti gli elementi sopra elencati (esclusa forse la tamarraggine recchioniana, ma quella in questa storia avrebbe stonato), privilegiando saggiamente quella giusta visionarietà di papà Sclavi (dopotutto lui è lo zio Stano, dopo 25 anni a veglia sul caro nipote avrà pur assorbito qualcosa, no?!)
Parte da un soggetto semplice semplice, come più volte sottolineato da molti utenti dei vari forum specializzati, e da lì snoda una sceneggiatura che rimescola le migliori caratteristiche del Dylan old style: una indagine degna di portare questo nome (finalmente!), un Groucho vivo e parte integrante della vicenda (ci voleva tanto?!), il tesserino di Scotland Yard scaduto, il quinto senso e mezzo, un ispettore Bloch vero seppur poco presente, una cliente che si farà ricordare, e poi i sogni e gli incubi che si mescolano...c'è addirittura spazio nientepopòdimenochè per Morgana, la donna di tutte le donne dylandoghiane (nonchè madre), che appare nella giusta dimensione dove dovrebbe apparire, quella dell'onirico e del non spiegato; per un attimo ho pensato che apparisse perfino Xabaras, nemesi storica di Dylan (nonchè padre), ma quella sarebbe stata una forzatura eccessiva se non addirittura pacchiana, e l'autore non cade in questo tranello (dove purtroppo cadono diversi altri autori contemporanei della testata, che sempre più spesso vanno a rimaneggiare personaggi secondari storici della saga al solo scopo di compiacersi i lettori di vecchia data...).
C'è soprattutto, o meglio, non c'è nessuno spiegone finale, ma solo realtà e incubo che si fondono senza cercare sempre e per forza la logica, la spiegazione nei minimi particolari, la razionalità, con quell'ultima pagina in stile Chiaverottiano, ma non troppo.
Qualche stonatura c'è (la sequenza ripresa dalla copertina non mi ha del tutto convinto...), però resta comunque una bella prima prova.
Bravo Angelo, bravo davvero!
Sull'aspetto grafico, beh, serve davvero aggiungere qualcosa? Stano non ha mai sbagliato un colpo fin dal lontano "L'alba dei morti viventi" (per chi non lo sapesse, l'indimenticabile numero 1 con cui Dylan si presentò al mondo nell'86), poteva fallire per la prima volta nel primo (e speriamo non unico) albo interamente suo?! Splendido come sempre, forse leggermente sotto il livello di prove superbe come "L'assassino è tra noi" o "Ritratto di famiglia" (solo per andare a pescare tra gli albi più recenti, perchè se tiro fuori "Storia di Nessuno" allora proprio non c'è gara), comunque ci si avvicina moltissimo.
Straordinaria anche la copertina, che corona nel migliore dei modi il primo albo di Dylan Dog interamente firmato da un unico autore.
(apro una parentesi: resta da censurare senza alcuna riserva il geniale autore dell'Horror Club del mese a pag.3, che non ha perso tempo per avvertire i lettori eventualmente troppo decelebrati per capire la storia o anche solo assaporare l'eventuale magia di una conclusione onirica, su quale sarà il finale dell'albo, preannunciando di fatto cosa troveranno nelle ultime 3 pagine dell'albo. 
Non trovo parole che non siano offensive per commentare questa cosa, quindi mi fermo qui.)

A conti fatti, un ottimo albo, che conclude degnamente un 2012 che dà forti speranze sul destino di Dylan Dog (che i più maligni danno già segnato da anni).....ma l'Indagatore dell'Incubo sarà un osso duro da spazzare via dalla storia del fumetto italiano!

Questo mese ce lo ha dimostrato suo zio....





mercoledì 4 aprile 2012

Recensione Dylan Dog n°307 "L'assassino della porta accanto"


DYLAN DOG n° 307
"L'ASSASSINO DELLA PORTA ACCANTO"
Soggetto e sceneggiatura: Fabrizio Accatino
Disegni: Sergio Gerasi
Copertina: Angelo Stano

Sono anni che si parla di un Dylan Dog in lento, irreversibile declinio. E in parte è anche vero.
Poi però spuntano ogni tanto dei piccoli gioielli, che rinfrescano la vitalità di uno dei personaggi più amati della storia del fumetto italiano.
Questo numero 307 è uno dei questi casi.
Anzi, mi sbilancio ancor di più: è un vero CAPOLAVORO ASSOLUTO.
Un albo che ha spezzato in due le opinioni del popolo dylandoghiano sui vari forum (come in quello che forse è il più importante, CravenRoad7)
Tutti i detrattori di quest'albo ne hanno denunciato la vuotezza, l'assenza di una vera storia, di una trama, di un inizio e di una fine canonicamente intesi come tali, la mancanza di un climax atteso, la risoluzione che ci si aspetta sempre dietro l'angolo (in questo caso, dietro la pagina); beh, è proprio questo il punto di forza di "L'assassino della porta accanto". 
Una sceneggiatura che avanza senza direzione, che alterna sequenze mute a lunghe didascalie di pensieri, lettere, ricordi; un Dylan lasciato sullo sfondo, innamorato perso di una donna sposata che non ci viene mai fatta vedere, disposto ad aspettarla in un condominio lontano da casa, a fare l'amante segreto il giovedì sera, a vivere settimane vuote riempite da quelle uniche serate in compagnia di uno degli amori più adolescenziali e stupidi mai visti, forse proprio per questo così reale e palpabile, pur restando tutto al di fuori del visto (non una scena di sesso, non un bacio, non un solo sguardo di questo grande amore). Un Dylan in balia di eventi che non lo riguardano, non lo toccano, praticamente quasi non lo coinvolgono; è "l'assassino in pensione" della porta accanto, un vecchio acido e spigoloso, che lo mette al centro della sua trama, delle sue angosce, delle sue fervide fantasie persecutorie,  nell'equivoco di credere che sia lì per svolgere il suo lavoro di detective sulle sue tracce, quando invece tutto è affidato ad una casualità talmente banale da diventare assurda, visto che si trova lì solo per amore. Una casualità prettamente Dylandoghiana. Si, proprio quella casualità beffarda e sottilmente improbabile, che pervadeva quasi tutti i grandi capolavori che tanto sospiriamo oggi, quelli degli anni ottanta e primi anni novanta, quelli dello Sclavi vecchia maniera.
Una serie di personaggi minori, pochi, che però con poche vignette ti entrano subito sotto pelle (grazie anche ad un Gerasi straordinario: in alcune vignette io ho eletto Layla come una delle più belle ragazze mai apparse sulla serie), che sembrano lì per lì usciti da una delle pagine settimanali di "Davvero" (e non lo dico per fare un complimento, anche se non disdegno il lavoro della Barbato), ma che l'autore con pochissimi tratti caratteriali riesce a darti un'assaggio dei loro umori, dei loro pensieri, dei loro sentimenti (ho sentito pure io la gelosia di Shane quando si vedono Dylan e Layla sul letto, con lei che suona il clarino)
E poi c'è ovviamente LUI.  Mr Wilson.
Il personaggio più laido, disturbante e odioso mai apparso negli ultimi dieci anni (e forse anche qualcosina di più)
Uno schifoso maniaco, che vive la propria vita nella normalità di tutti i giorni, che guarda vecchi film in tv, rassetta la casa e si lava i denti prima di scendere in cantina a stritolare topi a mani nude, immaginandosi di strangolare donne come faceva ai bei tempi. Una violenza inaudita, che si consuma in poche vignette all'interno della totalità dell'albo, ma che basta e avanza per lasciare il segno.
Un cattivo veramente cattivo, di quelli che speri di pagina in pagina che qualcuno gli faccia saltare il cervello con una pistolettata, che quando vedi entrare Dylan nel suo condominio ti viene da pensare "Vai, cosi almeno prima della fine dell'albo gli spara e lo ammazza, quel bastardo!". La scena della rasatura del topo, con conseguente stritolamento (anche se il tutto viene lasciato inevitabilmente fuori campo), è una delle più disturbanti e cattive mai viste (la cosa più incredibile di questo albo infatti è che sia stato pubblicato, secondo me, vista l'imperante linea editoriale che la Bonelli sembra aver preso in pianta stabile...) 
Un senso di rabbia ti prende e ti assale quando invece si assiste impotenti al suo farla franca, anche dopo aver ucciso di nuovo (e anche lì torna a farsi vedere la casualità di cui parlavo prima: chi uccide caualmente per la strada fra tante ragazze?)
Anche quando alla fine, sempre casualmente, distrugge la lettera di risposta della donna amata da Dylan (non sapremo mai, così come non lo saprà mai Dylan, se se ne è andato perdendola, se lei aveva scelto lui), verrebbe da prenderlo per il collo e strangolarlo senza pietà.
E l'ultima pagina, amara e crepuscolare come poche altre se ne sono viste...semplicemente straordinaria.
Fabrizio Accatino, qui alla sua quarta storia di Dylan in tantissimi anni, si attesta, vista la media qualitativa delle sue prove (troppo poche, purtroppo!), come uno dei migliori interpreti del vero, grande Dylan Dog targato Tiziano Sclavi.
Su Sergio Gerasi spendo poche parole, ma lapidarie: superbo, sui livelli di Massimo Carnevale di "Mater Morbi".
Anche Angelo Stano in questa occasione fà centro: vista dal vivo non si può che gioire di una delle sue migliori copertine degli ultimi anni.
Rispetto totale per chi ha criticato se non addirittura distrutto questo numero; per me è il miglior Dylan Dog degli ultimi tempi. "Mater Morbi" e le ultime sclaviane comprese.


Voto: 10

lunedì 21 novembre 2011

Disegnando (o meglio, copiando) Dylan Dog

Da buon ultra-appassionato di questo fenomenale fumetto Bonelli (è vero che negli ultimi anni, soprattutto da quando il suo creatore Tiziano Sclavi l'ha, di fatto, abbandonato definitivamente, il livello generale è parecchio calato...ma le emozioni che ci ha regalato per almeno una quindicina d'anni restano uniche ed irripetibili!!!), sono anni che mi diletto a disegnarlo amatorialmente....o meglio, più che disegnarlo, diciamo che mi piace molto riprodurne il più fedelmente possibile le varie copertine (io non sono un disegnatore, bensì un "copiatore" in piena regola!)
Ecco che allora vi posto una carrellata delle varie tavole riprodotte (tratte da svariate copertine fra serie regolare e ristampe mondadori)


- Frontespizio Claudio Villa

   
   - "L'alba dei morti viventi", n°1  (Claudio Villa)

- "Vivono tra noi", n°13  (Claudio Villa)

- "Orrore Nero", volume Mondadori  (Angelo Stano)

- "Jack lo Squartatore", n°2  (Claudio Villa)

- "Gli Orrori di Altroquando", volume Mondadori  (Angelo Stano)
 

- "Il ritorno del mostro", n°8  (Claudio Villa)

- Frontespizio Angelo Stano
 

E per chi (se esiste davvero) non conoscesse Dylan Dog, ecco un'esaurientissima fonte di informazioni su tutto ciò che è uscito nel corso di questi 25 anni di vita editoriale: la WIKIDYD!
(opera omnia creata dai ragazzi di CravenRaod7)
Qui invece la pagina ufficiale di Dylan, direttamente dal sito della Sergio Bonelli Editore.

PS: per quanto riguarda il recente film.....beh, meglio lasciar perdere, fidatevi!!! Se proprio volete, andatevi a riguardarvi "Dellamorte Dellamore": lì almeno lo spirito del fumetto (o meglio, di Sclavi) c'è alla grande, nella puttanata americana non c'è neanche un grammo del personaggio! (aldilà del fatto che sia un pessimo film da qualunque angolazione lo si guardi, indipendentemente dall'attinenza al fumetto)
       

GIUDA BALLERINO!!!




giovedì 16 giugno 2011

Come distruggere un Mito

"Finalmente" è possibile vedere su megavideo e scaricare da megaupload questo grande capolavoro del cinema americano contemporaneo.....non sarò mai abbastanza grato a me stesso di aver risparmiato questi soldi e di aver atteso di vederlo in streaming e non al cinema.
Con questa pellicola si ridefinisce la composizione della speciale classifica "peggior adattamento cinematografico di un fumetto": la medaglia d'oro in tal senso al pastrocchio messo su da questo registucolo senza arte ne parte di cui non menziono manco il nome (tanto è un perfetto sconosciuto, se ne può anche fare a meno) non gliela toglie nessuno!
Sconsigliatissimo per chi pensa di ritrovare un briciolo delle atmosfere del fumetto originale (non dico dell'indimenticabile e insuperabile Dylan Dog dei primi tempi, quello "vero" di Tiziano Sclavi per intendersi, ma quello interpretato da un inebetito Brandon Routh non è parente lontano nemmeno del più scadente dei Dylan che ritroviamo sempre più spesso al giorno d'oggi, rimasto praticamente "orfano" del proprio creatore), vedetelo se proprio avete la curiosità di ammirare quanto gli americani siano stati in grado di distruggere un Mito assoluto della storia del fumetto e del costume italiano.
E mai dovrà essere perdonato all'editore Sergio Bonelli di aver permesso un tale scempio....sono cose che non possono e non devono essere dimenticate.

Ecco i link:


martedì 15 marzo 2011

Recensione Dylan Dog n°294 "Piovono rane"

Dylan Dog n°294
PIOVONO RANE
Soggetto e sceneggiatura: Andrea Cavaletto
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano

Secondo me non ce ne sono, però per non rischiare è sempre meglio esser cauti, per cui piazziamoci un bel

S P O I L E R

così un se ne parla più!

Veniamo a questo "Piovono rane"....
.....e bravo il nostro Cava! Per il suo esordio sulla serie-madre sforna una storia divertente e dissacrante come non se ne vedevano da anni!!! Assolutamente migliore de "L'armata di pietra" (oh, mi dispiace per te, ma quella proprio non l'ho digerita! Che ci vuoi fare, sò gusti, no?)
Citazioni gustose sparse per tutta la vicenda (la mia preferita è la già citata a pag.14, una vera chicca!), tutti i "vecchi" clichè (galeone e clarinetto, cinema-pizza-trombata, Groucho, Bloch, quinto senso e mezzo) rispolverati ed utilizzati nel migliore dei modi, in puro "Recchioni-style" (o forse sarebbe più giusto dire "Sclavi-style", ma tant'è che stando agli ultimi tempi quello che più gli è somigliato è il Rrobe, a cui Cavaletto parrebbe affiancarsi alla grande, con questo numero!). Quando ho sentito la cliente-gnocca di turno (tra l'altro veramente una grande gnocca!!!) dire a Dylan: "è così che conduci le tue indagini? andando al cinema?" (le stesse pronunciate da Sybil ne "L'alba dei morti viventi", tanto per intendersi) confesso di aver provato un brivido di nostalgia, mi sembrava di esser tornato a 20 anni fa! Lo so, me lo dico da solo, queste son cazzate grosse come case, ma che ci volete fare? A me basta poco per giocare...e Cavaletto m'ha fatto giocare per un'oretta col mio vecchio Dylan Dog, era ora che qualcuno si decidesse a farlo!
Ok, i difetti ci sono tutti, un calo di fluidità c'è e pure abbastanza vistoso nella parte centrale, con qualche verbosità "martinmysteriana" di troppo che rallenta lo sgangherato ritmo delle prime 40 pagine, ma il riscatto delle ultime 2 pagine-ribaltone rendono l'albo nel complesso veramente una piacevole lettura, aiutata senza dubbio dal miglior Piccatto mai visto negli ultimi anni, ai livelli di quello visto in "Oltre quella porta" o nello speciale n°18 "La scelta" della Barbato (bellissime le "piogge animali", riprendendo il titolo originariamente pensato per questa storia dall'autore, che in effetti, col senno di poi, calzava di più! Ma ormai la "questione-titoli" sta diventando allarmante, vedere il prossimo numero per credere...)
Insomma, al di là della trama della storia e dei suoi risvolti, con annessi pregi e difetti, ciò che più di ogni altra cosa eleva questo numero al di sopra del mare di piattume che ci ha sommersi da anni, è l'approccio mostrato dall'autore al "personaggio Dylan Dog" e al suo "universo" di comprimari, tic, situazioni e di tutto un pò, che da sempre lo hanno contraddistinto e ne hanno comportato in passato l'enorme successo.
Per il momento (anche se è sempre presto dirlo) da classificare come la migliore del 2011, insieme a "Paranoia" (tra l'altro un tipo di storia completamente diverso) di Ruju nel Maxi appena uscito.

Voto globale: 7,5

Tutto sommato, visti i due numeri precedenti e il Maxi targato Roi, un ottimo inizio di anno!
edit: oddio, a pensarci bene forse "ottimo inizio" è un pò esagerato....lo correggo in "parecchio buono" vah!